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Indiani d'America
La cultura di un popolo fantastico



Nonostante il fatto che le popolazioni americane siano sempre state considerate
dagli Europei poco più che selvagge,
gli abitanti dell’America del Nord e quelli dell’Amazzonia
hanno dato vita a un patrimonio culturale ricco e molto vario .
Mentre nell’America del Sud si erano andati formando gli Imperi del Sole,
con le loro complicate strutture sociali,
l’America del Nord vide lo sviluppo di una cultura tribale relativamente omogenea,
nonostante le differenze di lingua e di abitudini maturate tra i vari gruppi.
Nel centro continentale degli attuali USA viveva la gran parte delle 500 Nazioni Indiane
le cui maggiori erano: Odawa, Shawnee, Cahokia, Haudenosaunee, Lakota,
Cheyenne, Kiowa, Apache ecc.



Al tempo della conquista dell'America, le popolazioni indigene dell'intero continente
comprendevano circa 90 milioni di individui.
All’interno d’ogni singola tribù, la mentalità sociale fu sempre improntata ad un pensiero liberale
e democratico, cosa possibile solo perché un relativamente piccolo numero di esseri umani
viveva su un territorio vasto e ricco dal punto di vista alimentare.
Un sostanziale equilibrio ecologico venne sempre mantenuto, fino all’arrivo dell’uomo bianco,
grazie alla mentalità di conservazione e rispetto delle risorse naturali
che tutte le tribù pellirosse applicavano con solerzia.
Vivendo in perfetta sintonia con la natura, l'indiano conosceva il verso degli uccelli e degli animali
e li imitava alla perfezione.
La caccia non era intesa come un divertimento, ma come necessità di vita,
perché con essa gli indiani si procuravano il cibo e l'abbigliamento per le loro famiglie.
"Quando moltitudini di bufali correvano per le praterie, l'indiano non ne uccideva
più di quanti gli bastavano per nutrirsi, utilizzandone anche il pelo e le ossa."



Da ciò si capisce perché, a causa dei continui spostamenti delle mandrie di bisonti,
gli indiani delle praterie fossero popolazioni nomadi.
Soggetti a continui spostamenti, avevano bisogno di montare e smontare continuamente
la loro abitazione.
Questa abitazione era il tepee: il cui nome deriva da due parole:
TE = abitare - PEE = usata per.
Il tepee era fatto di pelli di bisonte conciate e aveva una forma conica verso l'alto.
Le pelli erano sistemate su pali e tagliate per creare l'ingresso
ma anche per fare uscire il fumo del fuoco che veniva usato all'interno.
Queste aperture potevano essere rapidamente chiuse in caso di maltempo.
Nel tepee vivevano tutti i membri della stessa famiglia.
Lo spazio davanti alla porta doveva rimanere sempre libero.
Gli ospiti erano sempre ben accetti, anche perché onoravano i padroni di casa.



Prima di usare i cavalli, i cacciatori delle Pianure uccidevano i bisonti
facendoli fuggire a centinaia sulle alture.
Un solo nativo camuffato da lupo, strisciava
fino a che il bisonte era a portata di tiro del suo arco.



Poi i nativi a cavallo si avvicinavano furtivamente
finché la mandria cominciava a correre, quindi cavalcavano a fianco degli animali
per colpirli a distanza ravvicinata.

Le donne native oltre a tagliare l'albero sacro di pioppo nero, cantavano durante le diverse danze
e portavano doni ai danzatori.
Il fuoco da campo era il centro della vita sociale.
Veniva acceso in mezzo allo spiazzo riservato alla danza, e intorno ad esso
si radunavano le tribù vestite a festa.



I vecchi parlavano del tempo passato e i guerrieri narravano le loro avventure
mentre i bambini ascoltavano in religioso silenzio.
Le donne, di solito, sedevano anche loro nello spiazzo,
ma dal lato opposto a quello occupato dagli uomini.

Alcuni gruppi appresero la tecnica dell’agricoltura forse attraverso gli scambi commerciali
con le civiltà del Sud, ma una larga parte rimase sempre nomade
con un’economia a base di caccia e raccolta dei vegetali.
Non mancavano le tecniche raffinate come quella della concia delle pelli,
la lavorazione della pietra per la fabbricazione di utensili,
l’intreccio del vimini, il modellaggio della ceramica.



La tribù era il legame più importante per gli indiani.
Era guidata da un capo al quale era affidato il compito
di organizzare la vita nel villaggio.
Della tribù facevano parte indiani appartenenti ad un unico ceppo familiare,
che occupavano un territorio, cioè il luogo dove essi vivevano per determinati periodi.
Nessuno di loro si considerava padrone del territorio, perché per loro la terra
andava rispettata in quanto era fonte di ricchezza e di vita per la tribù
e perché in essa era diffusa la potenza del Grande Spirito.



Quando la terra non era fertile o la selvaggina scarseggiava,
la tribù cercava un altro territorio dove insediare il villaggio.
Presso tutte le tribù, il sistema decisionale passava attraverso il consiglio degli anziani,
ma nessun partecipante era vincolato dalle decisioni prese in tale sede.
Il capo-tribù era di carattere elettivo e veniva prescelto
in base alle sue doti di coraggio e saggezza, sebbene le sue funzioni
fossero soltanto di portavoce della comunità.
Gli anziani erano considerati depositari della storia e della saggezza del popolo
e venivano tenuti in gran conto, soprattutto perché ce n’erano pochi.
I giovani venivano lasciati liberi di mostrare il loro valore
attraverso prove d’iniziazione a volte difficili e dolorose
ma mai obbligatorie.
La guerra, infatti, era quasi sempre rituale e si basava soprattutto
sull’acquisizione di punti da parte dei contendenti.
Ogni guerriero disponeva di un bastone con il quale era sufficiente toccare l’avversario
per causarne la squalifica e acquisire punteggio.
Gli scontri veri e propri erano abbastanza rari, sebbene non completamente assenti,
ma si trattava principalmente di tentativi di razzia a danno di altre tribù.
Tutte le varie categorie sociali godevano di grande rispetto:
i bambini venivano educati con l’esempio
ed erano addestrati con attenzione da tutti i parenti della famiglia materna.
I termini corrispondenti a madre e padre
indicavano anche gli zii, i nonni e tutti gli adulti
che in un qualche modo si occupavano dei giovani.
All'interno della tribù tutti dovevano svolgere un compito:
gli uomini si occupavano della caccia, le donne delle faccende domestiche,
i bambini accudivano i cavalli e gli anziani
raccontavano ai bambini le storie dei loro antenati.
Presso le tribù pellirosse, le donne godevano di uno stato di pari dignità
con la componente maschile della tribù,
sebbene non mancasse una netta divisione dei compiti nel lavoro quotidiano.
Presso gli Algonchini, esisteva una istituzione, detta il Consiglio delle Madri,
che i rappresentanti del Gran Consiglio Tribale erano obbligati a consultare
prima di prendere decisioni.
Presso i Lakota, gli uomini erano tenuti a sentire l’opinione delle loro donne
prima di prendere una decisione importante per la collettività.
I giovani crescevano nella famiglia della madre,
dove in genere ad occuparsi di loro erano tutti gli adulti,
Presso i Sioux si narrava la leggenda della Donna Bisonte Bianco
che mette in luce come il ruolo di civilizzatore



L'uomo della medicina, anche detto stregone, era l'uomo più rispettato della tribù,
perché a lui era riservato il compito di attirare la benevolenza
degli spiriti e curare i malati.
Doveva interpretare anche i sogni che ogni persona della tribù faceva;
tali sogni venivano catturati dagli acchiappasogni,
che imprigionavano quelli degli spiriti maligni
e lasciavano liberi quelli degli spiriti benigni.



La ruota della medicina rappresenta il cerchio della vita e il suo evolversi.
La croce posta al suo interno, raffigura i quattro venti,
le quattro stagioni della natura e della vita dell'uomo e le quattro direzioni.



Alcuni costumi, diffusi presso quasi tutte le tribù, sono facilmente paragonabili
a quelli arcaici dell’Asia Centrale: piume e penne come ornamento;
i pittogrammi quale metodo di scrittura; il rituale della scarnificazione dei defunti
prima del seppellimento; il Culto degli Antenati; il Grande Spirito della Natura;
i grandi vasi di ceramica grigia con la parte superiore appuntita,
fabbricati ancora oggi dai Navajo.
Tutte tradizioni probabilmente furono importate con le migrazioni attraverso lo stretto di Bering,
da coloro che popolarono il continente americano 30.000 a.C..
Codeste eredità comuni vennero, poi, elaborate indipendentemente dalle singole tribù,
creando elementi distintivi, che nel complesso agli stranieri
possono apparire soltanto dei dettagli.
Insieme all’agricoltura vennero introdotte anche alcune usanze provenienti dal Sudamerica:
i Pawnee, agricoltori semistanziali, avevano ereditato il culto della Donna del Mais,
divinità ispirata dalle dee madri del Mexico,
e in primavera si praticava la cerimonia in onore del pianeta Venere,
in cui veniva sacrificata una giovane vergine.
Strutture stabili specifiche per il culto non ne venivano costruite,
non vi erano edifici destinati a tale scopo, ma le cerimonie religiose,
che per altro erano molto numerose, avvenivano all’aperto negli spiazzi
in terra battuta appositamente riservati al centro dell’accampamento,
indicati da sculture in legno a carattere rituale,
oppure in una grande capanna comune costruita con legno e frasche.
Le cerimonie non erano mai in onore di un qualche dio,
ma piuttosto servivano a contattare gli spiriti,
ai quali si chiedeva aiuto e protezione.
Presso i Sioux, prima di ogni rito si procedeva ad un bagno di vapore,
perché ripulisse il corpo da tutte le impurità.
Nessun adulto era mai escluso dalle cerimonie tribali,
guidate da persone considerate particolarmente dotate nel contattare gli spiriti.
I giovani guerrieri venivano considerati adulti
solo dopo una prova di digiuno e meditazione,
che forse comprendeva l’uso di qualche leggero allucinogeno naturale,
intesa a ottenere un contatto con lo spirito guida,
solitamente quello di qualche specie animale.
Nel complesso, però, la spiritualità pellirosse
sembra non aver mai superato il primo stadio naturalistico,
esattamente come la loro civiltà non ha mai completamente abbandonato il nomadismo per l’agricoltura.

I SIOUX
Le usanze religiose dei Sioux ci sono state largamente spiegate da loro stessi,
attraverso i racconti trascritti qualche volta da europei
ma spesso anche da individui di cultura mista.
Furono tra gli ultimi popoli pellirosse, venuti a contatto
con la terribile realtà dell’uomo bianco,
e le loro cerimonie vennero proibite solo nel 1870,
permettendo così agli etnologi di stilarne una relazione accurata.
Inoltre, la loro spiritualità non fu mai estirpata del tutto
ed è rimasta latente, in attesa di tempi più propizi.
Infatti, recentemente le tribù Sioux hanno ottenuto il permesso
di ripristinare le loro usanze sacre dal Governo degli USA.
Alla base di tutta la spiritualità sioux esisteva una forza generale,
che animava ogni cosa, come il Mana dei Maori, chiamata Wakan,
specie di frammentazione del Grande Spirito della Natura,
Wakan Tanka (il Grande Mistero).
Fenomeni naturali come il vento, le stelle o la nascita di un bambino
venivano considerati Woniya o Respiro del Grande Mistero.
La luna e il sole, pur essendo entità separate con nomi propri,
Hanwi e Wi,erano frammenti del Grande Spirito.
Wakan Tanka poteva essere suddiviso in 16 aspetti differenti.
I Sioux conferivano grande valore anche a Nonna Terra
e alle 4 direzioni,ovvero ai punti cardinali.
Infatti, la concezione della vita era basata sulla scelta tra due vie,
una che corre da nord a sud e l’altra da est a ovest:
il Sud era considerato di colore bianco, Fonte di vita;
il Nord rosso, la Purezza;l'Est giallo, il Rinnovamento;
L'Ovest nero....... la Morte.



La direzione nord-sud veniva identificata con la Via Lattea,
alla cui biforcazione meridionale l’anima di ogni essere umano
sottostava a un giudizio, per poter proseguire il suo cammino spirituale.
In caso contrario era costretto a ritornare a vivere.
Esisteva, quindi, un concetto di reincarnazione, kini,
non molto dissimile da quella jainaita,poi ereditata dall’Induismo.



Il totem o "palo delle insegne", rappresentava le insegne della tribù,
della famiglia o del capo della tribù.
Le ali laterali, stavano a significare che siamo angeli rivestiti da un corpo.
Sul totem sono sempre incisi degli animali che servono ad attirare
le qualità positive degli animali rappresentati.

Durante le cerimonie veniva usata la pipa considerata un oggetto sacro.



Quando il Consiglio della tribù si riuniva o si riceveva un ospite, il calumet
veniva passato fra i presenti che aspiravano una boccata, in segno di pace.
Il calumet aveva una lunga cannuccia, dalla quale pendevano quattro nastri,
ognuno di un colore diverso e ognuno rappresentante un punto cardinale.
Secondo il grande sciamano Oglala Dito, questo oggetto venne donato ai Sioux
da Wohpe, la donna bisonte bianco, che istituì anche le sette cerimonie sacre.
La Pipa Sacra è divisa in due parti, cannello e fornello,
l’uno ricavato da legno di acero e il secondo da una pietra rossa,
la catlinite, reperibile in un unico posto al mondo,
Pipestone nel Minnesota.



Le due parti vanno conservate separatamente in una custodia di pelle di cervo
ornata da perline colorate e aculei di porcospino,
per via del grande potere in essa racchiuso.
L’atto di collegare i due elementi corrisponde a una cerimonia sacra,
l’unione di Cielo e Terra,
tra il mondo fisico e quello metafisico.
Il combustibile è rappresentato da corteccia di salice rosso,
a cui in alcuni casi vengono aggiunti tabacco o erbe aromatiche.
L’atto di fumare la Pipa e di offrirla alle 4 direzioni,
al Cielo e alla Terra è la preghiera più sacra
e il riconoscimento di se stessi come appartenenti all’universo del Grande Spirito.
Veniva usata come mezzo di riconciliazione e di pace,
poiché non si poteva dichiarare il falso in sua presenza.
La pipa originale, donata da Wohlpe ai Lakota esiste ancora
e viene custodita da Arvol Looking Horse,
ultimo discendente di colui che, secondo la leggenda, l’aveva ricevuta per primo.
Le sette cerimonie sacre dimostrano tutte un chiaro legame
con le religioni a carattere animistico,
dove il culto degli spiriti è la base di ogni rituale.
Iniziazioni, tranS e visioni sono il centro di uno stretto rapporto
tra umanità e natura, ch’è possibile rintracciare
in tutte le etnie di tipo munda, come Eschimesi, Aborigeni
Australiani, Indios dell’Amazzonia.



La pittura del corpo fu utilizzata dagli indiani, per difendersi dal freddo,
dal vento, dalle scottature e dalle punture di insetti.
Usavano di solito, colori forti ottenuti dalla miscela
fra grasso animale e alcune sostanze coloranti.



GLI HOPI

sono una tribù di Pellirosse Nordamericani, il cui stile di vita
contrariamente a tutti gli altri è di tipo esclusivamente sedentario.
Abitano la Mesa Nera nei canyon tra Colorado, Utah, Arizona e New Mexico,
e traggono il loro sostentamento principalmente dalla terra.
Coltivano mais di numerose varietà, fagioli, zucche, ortaggi,
sebbene non disdegnino la caccia allo scopo di procurarsi
la necessaria quantità di proteine.
La loro vita si svolge su e giù per le scale,
che collegano i villaggi arrampicati in cima alla mesa
e i campi collocati in prossimità delle sorgenti o dei corsi d’acqua.



Pare, in effetti, che la loro discendenza dagli Anasazi,
tribù di antenati che costruirono i villaggi Pueblos, sia accertata.
Nel New Mexico, presso il fiume Chaco, è stato rinvenuto un villaggio risalente al I secolo d.C.,
che fu abitato per quasi un millennio.
Il sito di Pueblo Bonito sembrerebbe stato abbandonato nel XIV secolo d.C.
per ragioni climatiche, dopo un altrettanto lungo utilizzo.



L’organizzazione delle case ricorda quella di Chatal Huyuk:
camere a pozzo;ingresso dall’alto per mezzo di scale a pioli;
locali espressamente dedicati alle cerimonie comuni di culto.
I reperti archeologici consistono in cesti di vimini,
ceramiche, tessuti di cotone e di piume,
grani di madreperla e turchese.
L’insieme dà l’idea di una società complessa organizzata
intorno alla coltivazione di mais, fagioli e zucca.
I sistemi di canalizzazione delle acque per l’irrigazione dei campi
erano altrettanto complessi di quelli usati nella già citata località dell’Anatolia.
L’organizzazione della società hopi contemporanea
si basa sull’aggregazione degli uomini in società di mutuo soccorso
(ognuno può essere partecipe a più d’una) e sull’autorità di un consiglio degli anziani,
ma i campi da coltivare, la casa, gli oggetti di uso comune
e quelli sacri sono proprietà delle donne<
e vengono tramandati per via matrilineare.
Soltanto bestiame e alberi da frutta sono di proprietà maschile.
Un clan comprende tutti coloro che vantano la discendenza da una progenitrice comune
e tutti i coetanei appartenenti allo stesso clan si considerano, tra di loro, fratello e sorella.
Da ciò, ne consegue, che i matrimoni sono possibili solo tra individui di clan differenti.
L’uomo al momento del matrimonio va ad abitare nella casa della moglie,
la quale ha il diritto di notificargli l’avvenuto divorzio,
mettendo un fagotto contenente gli oggetti personali del marito fuori alla porta.
Ad occuparsi dell’allevamento e dell’educazione della prole
è sempre il fratello maggiore della madre
e i bambini appartengono al clan materno.
Tutte le donne più anziane si considerano madri di tutti i bambini del clan,
tanto che è praticamente impossibile che qualcuno di loro cresca orfano.
Tra uomini e donne si attua una ben precisa ripartizione del lavoro:
agli uomini tocca la coltivazione dei campi, la caccia e la tessitura;
alle donne la macinatura del mais, la ceramica e la preparazione dei cibi.
Tutto avviene in un regime di pari dignità e tutte le decisioni
vengono prese tenendo conto del parere di tutti.
Forse proprio nel loro attento conteggio di ciò che spetta a maschio e femmina,
nel più grande rispetto di tutti, è l’essenza della loro vita serena.
Alle donne tocca l’espletamento dei riti della nascita,
del matrimonio e della morte,
ma le questioni religiose sono competenza degli uomini,
che ereditano il loro ruolo di sacerdoti per via matrilineare.
Il capo dei sacerdoti è, quindi, il fratello più anziano della Madre del Clan.
Tutte le attività religiose si svolgono nella kiva, stanza comune seminterrata,
dove il sacerdote-capo della congregazione passa alcuni giorni
in preghiera e digiuno allo scopo di mettersi in contatto
con gli spiriti, prima di ogni manifestazione o festa.
All’approssimarsi del solstizio d’inverno,
si procede a una cerimonia che prevede la creazione di un disegno
eseguito con polveri colorate, sabbie e carbone finemente tritato,
una specie di mandala simile per concetto a quelli buddhisti,
ma riproducente disegni tradizionali hopi.
Su questo disegno, viene posta una ciotola d’acqua e tutt’attorno pannocchie di mais,
per propiziare la caduta della pioggia necessaria all’agricoltura.
Poi, il giorno esatto del solstizio, il Soyala,
determinato attraverso l’osservazione di precisi punti di riferimento
sulle montagne circostanti,
gli uomini escono dalla kiva con maschere rappresentanti gli spiriti e danzano
distribuendo bacchette sacre, che vengono messe a protezione
delle case e delle sorgenti.
Come le bandiere buddhiste, le bacchette sacre sono preghiere rivolte agli spiriti
e consistono in asticelle colorate, alle quali vengono legate
con fili di cotone piume e penne di aquila, tacchino e altri uccelli.
Per gli Hopi tutta la natura è pervasa da spiriti, che sono frammenti
del Grande Spirito della Natura, chiamati kachinas.
Kachinas sono anche gli spiriti degli antenati,
che tornano dall’aldilà a visitare i loro pronipoti.
Le feste e le cerimonie sacre sono numerose, sempre coronate da danze sacre,
tra cui la più suggestiva, è la Danza dei Serpenti, che si svolge ad anni alterni,
in preparazione della quale gli animali sia innocui che velenosi vengono catturati
e resi oggetto di preghiera e di venerazione, per poi essere rilasciati alla fine del rito.



Durante la cerimonia della Danza della Farfalla, è abitudine che le fanciulle in età da marito
dichiarino il loro amore ai giovani che intenderebbero sposare.
La vita degli Hopi è, comunque, sempre arricchita da feste e cerimonie d’iniziazione
come quella chiamata Wuwucim, in cui i giovani maschi vengono traghettati nel ruolo di adulti
e i fuochi vengo spenti per procedere al rito di una nuova accensione,
simile a quello che gli Aztechi tenevano ogni 52 anni ma senza connotati cruenti.
La concezione della vita degli Hopi consiste nel dare alla nascita
un significato di uscita dal regno degli inferi,
per attraversare 4 età (infanzia, gioventù, maturità e vecchiaia)
fino al ritorno tra gli inferi, ovvero la morte.
Come si è visto, è facile riscontrare affinità fra gli Hopi
e le altre popolazioni di pellirosse americani
ma anche fra la loro e alcune culture orientali.
La loro principale caratteristica, però, è la sedentarietà
con l’affidamento conseguente del possesso delle case e dei campi delegato alle donne,
che sono la base sociale, su cui poggia il clan.
Un clan senza donne è destinato a estinguersi.
Gli uomini, infatti, spesso se ne vanno, mentre le donne restano.

DETTI E RACCONTI INDIANI

Fra le varie leggende indiane ricordiamo quella secondo la quale
un tempo gli uomini vivevano sotto terra
Iktomi si era stufato di giocare tiri agli uccelli e agli animali;
si divertiva delle loro disgrazie, ma essi non dimostravano alcuna vergogna.
Così, stanco, si rivolse ad Anog-Ite, la Donna con Due Facce,
chiedendole quale fosse il suo più grande desiderio.
Anog-Ite gli rispose che desiderava vivere con la sua gente.
Era convinta che se gli uomini avessero appreso a farsi i tepee
e a gustare la carne cucinata, si sarebbero recati
dove potevano trovare cibo e dimore confortevoli.
Allora Iktomi chiese aiuto ai lupi, promettendo in cambio di rinunciare alle sue burle.
I lupi si recarono da Anog-Ite, che stava preparando cibo,
indumenti e tepee per allettare gli uomini. Iktomi consegnò a un lupo carne gustosa e bei vestiti da portare a un uomo e a una donna.
Il lupo fu indirizzato verso l'ingresso di una caverna che si apriva verso il mondo
e, quando vide un giovane coraggioso che, con la moglie, se ne stava piuttosto appartato dagli altri,
gli consegnò il dono e gli disse che c'era una gran quantità di quelle cose sulla terra.
Il giovane, che si chiamava Tokahe, il Primo, fu molto felice di questi doni
e promise al lupo che avrebbe cercato di convincere gli altri a seguirlo.
Tokahc fece dunque assaggiare i cibi saporiti e mostrò quei bei indumenti,
Ma un vecchio saggio propose che solo tre uomini coraggiosi accompagnassero Tokahe.
E così fu deciso. I quattro seguirono il lupo sulla terra.
Quando giunsero al lago dove Anog-Ite e Iktomi avevano innalzato il loro tepee,
rimasero affascinati dalla bellezza di Anog-Ite e dai giochi che Iktomi mostrò loro.
I quattro videro molta selvaggina, dato che Iktomi si era messo in precedenza d'accordo con i lupi affinché la convogliassero in quel luogo.
Iktomi disse loro che lui e sua moglie erano in realtà molto vecchi,
ma nutrendosi con il cibo della terra rimanevano giovani e attraenti.
I quattro coraggiosi tornarono quindi dalla loro gente e raccontarono
le meraviglie che avevano visto e udito.
Ma una vecchia, scettica, li mise in guardia e così solo sei famiglie decisero di lasciare
il mondo sotterraneo per avventurarsi sulla terra.
Però, quando arrivarono sulla terra, gli uomini si smarrirono.
Avevano fame e sete e quando Anog-Ite cercò di confortarli,
essi videro il lato orribile del suo volto e ne furono atterriti.
Iktomi riprese le sue vere sembianze di burlone e si prese gioco di loro.
Allora Waziya, il Vecchio, e Wakanaka, la Strega che,
da quando erano stati esiliati ai confini del mondo,
avevano capito il valore della compassione,
vennero in aiuto di Tokahe e dei suoi seguaci.
Portarono loro da mangiare e da bere, quindi guidarono il gruppo
alla terra dei pini, al mondo delle Anime.
Mostrarono loro come si caccia e come si fanno i vestiti e i tepee.
Così Tokahe e i suoi seguaci furono i primi abitatori della terra
e i loro discendentisono i Lakota. Lakota



In principio tutte le cose erano nella mente del Wakonda.
Tutte le creature, compreso l'uomo, erano spiriti.
Andavano in giro per lo spazio fra la terra e le stelle
e cercavano un posto dove potessero incarnarsi in un'esistenza corporea.
Salirono fino al sole, ma il sole non era una dimora adatta a loro.
Proseguirono fino alla luna, e scoprirono che neppure essa sarebbe stata una buona casa.
Alora scesero sulla terra. Videro che era coperta d'acqua.
Fluttuarono nell'aria, a nord, a est, a sud e a ovest, e non trovarono terre asciutte.
E il loro dolore era grande.
Improvvisamente, proprio in mezzo all'acqua, sorse una grande roccia.
Esplose con una fiammata e le acque svaporarono nell'aria in forma di nuvole.
Apparve terra asciutta; crebbero erbe e alberi.
Legioni di spiriti discesero e divennero carne e sangue.
Si cibarono dei semi delle erbe e dei frutti degli alberi,
ebbri di gioia e di gratitudine per Wakonda,
creatore di ogni cosa.
Omaha



GLI INDIANI OGGI

Allontanati spesso con la forza dai loro luoghi d'origine, sottoposti a vessazioni,
rispetto ai discendenti dei coloni europei, e sono stati costretti a vivere principalmente
nei territori limitati delle riserve.
Uno dei simboli più importanti è laMonument Valley
al confine tra Utah e Arizona in un'area abbastanza isolata
quanto estesa che dista più di 70 km dalla cittadina più vicina: Kayenta.
La zona fa parte della Navajo Nation Reservation (dove ancora vive una tribù,
ed è un Tribal Park con ingresso a pagamento.
Gli indiani gestiscono tutte le attività all'interno della valle
compreso il discusso e costoso View hotel inaugurato nel 2009
costruito sul posto dell'essenziale campeggio che esisteva da 40 anni.
Lì e al vicino Visitor center si possono contrattare le escursioni in jeep,
che è possibile in una certa misura effettuare con il proprio veicolo
e si trovano una discreta quantità di bancarelle sulle quali i Navajo
vendono gli oggetti di loro produzione, in particolare gioielli.





"Dove sono oggi le tribù degli uomini rossi? Dove sono i Lakota, gli Orlala,
i awne, gli Shoshoni, i Seminale, gli Arapaho e Apache,
Le nostre potenti nazioni indiane sono scomparse come neve al sole dell’estate
a causa della cupidigia e dell’oppressione dell’Uomo Bianco.
Ci lasceremo distruggere a nostra volta senza lottare?
Rinunceremo al nostro paese assegnatoci in eredità dal Grande Spirito?
Alle tombe dei nostri morti, ai fiumi e ai laghi e ogni cosa che ci è cara e sacra?
Sono certo che grideremo tutti insieme: Mai! Mai! Mai!".
Da un discorso del capo degli Shawnees Tecumseh

"Quando gli americani vennero da noi per la prima volta facemmo una gran danza
ed essi ballarono con le nostre donne."
Dal racconto di un Navajo

"Quando ero giovane attraversai tutto questo territorio da est a ovest
senza vedere altri che il popolo degli Apache.
Ora dopo tanti anni l’ho attraversato di nuovo e vidi soltanto
un popolo di una altra razza venuto da lontano per impadronirsi della nostra terra.
E i pochi Apache che si aggirano nei monti e nelle praterie
aspettano di morire desiderando che il cielo cada su di loro."
Kociss , capo Apach


Non è come nasci, ma come muori, che rivela a quale popolo appartieni.
Alce Nera(Hehaka Sapa) Sioux



LA NOSTRA TERRA
La nostra terra è la cosa più cara che abbiamo al mondo.
Gli uomini bianchi ci portano via la terra e diventano ricchi con essa.
È molto importante per noi conservarla.
Fulmine Bianco,Hunkpapa Lakota<



LA TERRA ERA PER NOI DOLCE E BENEVOLA
Le praterie immense, le silenziose colline e i fiumi mormoranti non erano selvaggi ai nostri occhi.
Solo il bianco trovava selvaggia la natura e solo per lui
la terra era infestata da animali e da genti selvagge.
A noi la terra sembrava dolce e benevola e noi vivevamo in pace con essa e con le sue creature.
La terra divenne ostile all'arrivo dell'uomo barbuto giunto da oriente,
che ci inflisse ingiustizie insensate e brutali.
Solo quando gli animali fuggirono o scomparvero davanti ai bianchi
per noi iniziò il selvaggio west'.
Orso in Piedi, Lakota

Un guerriero sono stato.
Ora è tutto finito. Tempi difficili ho vissuto. Toro Seduto



La terra fu creata con l'aiuto del sole, e tale dovrebbe restare...
La terra fu fatta senza linee di demarcazione e non spetta all'uomo dividerla...
Vedo che i bianchi accumulano ricchezze, e vedo il loro desiderio
di darci terre prive di valore...
La terra ed io siamo dello stesso parere.
Le dimensioni della terra e le dimensioni dei nostri corpi sono le stesse.
Diteci, se potete dirlo, che siete mandati da una Potenza Creatrice a parlare con noi.
Forse voi pensate che il Creatore vi ha mandati qui
a disporre di noi come meglio vi pare.
Se pensassi che siete inviati dal Creatore, potrei essere indotto a pensare
che avete il diritto di disporre di me.
Non fraintendetemi, ma capitemi pienamente tenendo conto del mio amore per la terra.
Io non ho mai detto che la terra è mia per farne ciò che mi pare.
L'unico che ha il diritto di disporre è chi l'ha creata. Hein-mot Too-ya-la-kekt
(Capo Giuseppe), Nuinipu (Nez Percé)

Racconto dalla tradizione orale
All'inizio del tempo
Molto tempo fa, nei giorni dell'arco e delle frecce,
avevamo la primavera, l'estate,l'autunno e l'inverno, proprio come abbiamo ora.
Un anno, però, qualcosa andò storto.
Era già primavera, e un bel fogliame rivestiva gli alberi.
Uccelli d'ogni specie erano giunti dal sud e avevano deposto
le uova nei nidi appena costruiti.
Gli alci avevano partorito i loro cuccioli, e li accudivano protettivi.
I pesci risalivano i torrenti per assolvere all' incombenza della riproduzione.
I Dene avevano riposto le racchette da neve e mosso il campo sulle colline,
e ora oziavano in bagni di sole.
I duri, freddi giorni dell'inverno erano andati e lunghe, spensierate giornate li attendevano.
Nulla, potevano presagire di quel che la natura aveva in serbo per loro.
Un mattino, al risveglio, un sottile strato di neve ricopriva la terra.
E era freddo. Il vento del nord soffiava forte e la neve continuava a cadere.
Presto una coltre bianca ricoprì tutto.
I fiumi e i laghi furono rivestiti dal ghiaccio e alcune anatre,
colte impreparate, morirono.
Dapprima i Dene rimasero sorpresi dall'insolito evento, certi ne risero,
altri pensarono a una nevicata di tarda primavera.
Ma, presto, dovettero riprendere le racchette: la coltre bianca saliva ora alle ginocchia.
La neve continuò a cadere, e il vento a ululare nei boschi
ammassando enormi cumuli alti molti piedi.
Molti giorni dopo il vento scemò e la neve smise di cadere.
Un freddo glaciale avviluppò la terra sotto la coltre bianca.
I giorni si fecero più brevi, come d'inverno, e le notti furono lunghe e fredde.
In tutto il vasto territorio la fame inseguì uomini e bestie.
Alcuni villaggi ebbero fortuna, altri no.
Ogni tanto qualcuno trovava un vitello assiderato, a quel punto lasciato dalla madre,
ma un piccolo vitello in un grande villaggio non bastava a tenere tutti in vita
e, presto, in alcuni villaggi il fumo smise di salire.
Il grande Maestro era consapevole della sofferenza del povero Dene,
e così decise un piano per aiutarlo e, allo stesso tempo,
di fare per lui un grande fiume del quale bere,
nel quale pescare, sul quale viaggiare.
E siccome in quei giorni i Dene mangiavano soprattutto carne,
il Maestro inviò loro una grande palla di carne affumicata
che cadde da qualche parte ad est da qui.
Quando l'enorme palla cadde, essa incominciò a ruzzolare verso ovest.
Con la palla furono inviati due giovani di bianco vestiti - angeli -
che agitavano lunghe pertiche che finivano in punta di lancia,
e man mano mano che la palla rotolava la colpivano con le pertiche
rifilando grandi porzioni di carne affumicata.
Non appena l'uomo sulla sinistra menava il colpo dalla sua parte,
il suo vigore era tale che la palla prendeva verso destra,
e lo stesso accadeva con l'uomo sulla destra,
e così la palla venne a segnare il percorso del fiume.
E invece di farsi più piccola, nel ruzzolare verso il mare,
la grande palla si fece sempre più grande, disegnando il fiume più largo alla foce.
Un largo sentiero inalberato restò a segnare il passaggio della palla.
I Dene che cacciavano nel bosco s'imbatterono nel sentiero,
e taluni fuggirono spaventati pensando a una sorta di mostro vagante
in cerca di uomini da divorare.
Altri, più coraggiosi, s'avventurarono lungo il largo sentiero
e s'imbatterono nelle rifilature della carne affumicata.
La notizia si diffuse in un baleno e i Dene insediarono il loro campo
lungo quella striscia di terra scavata.
Ogni giorno i Dene raccolsero carne e la riposero.
Molte, ma molte lune dopo i giorni si fecero di nuovo più lunghi e caldi.
Di li a poco la primavera fece ritorno e, con essa, gli uccelli dal sud.
La neve si sciolse sugli alberi e sulle montagne,
si fece acqua e i piccoli fiumi tornarono alla vita
con il suono gioioso dell'acqua che scorre.
Gradualmente il grande sentiero fu invaso dall'acqua del disgelo
e iniziò a fluire nella direzione seguita dalla grande palla di carne affumicata.
Da principio esso apparve torbido, ma con il tempo si fece sempre più limpido
e, mentre questo accadeva, tutti gli alberi abbattuti vennero trascinati verso la foce."
Questo fiume fu chiamato Dehcho.

John Franklin, propose di chiamarlo, in giustizia alla memoria di Mackenzie, con questo nome.



L'occupazione
Dai diari di Colombo:
"questa gente è ingenua al punto di cedere ogni cosa senza nulla domandare"
Cristoforo Colombo (1492) e Giovanni Caboto (1497) avevano aperto il continente Americano
a una massiccia invasione che avrebbe presto portato olandesi, inglesi e francesi
a reclamare le terre dei nativi per conto dei loro regnanti d'Europa.
Tra il 1865 e il 1890 - anni della formazione della Confederazione Americana -
erano ufficialmente in atto 64 guerre Indiane.
Nel medesimo periodo 400, le medaglie al valore conferite dal parlamento degli Stati Uniti d'America.
20, per glorificare il massacro di 360 uomini, donne e bambini inermi a Wounded Knee.
Nel 1890, al termine delle guerre Indiane, oltre 400 i trattati sottoscritti e violati.
E con Geronimo in catene e Toro Seduto assassinato, rimosso l'intralcio della resistenza
i overni della Confederazione potevano perseguire quella politica
di progressivo annichilimento culturale che avrebbe regalato agli indiani
il primato continentale della disoccupazione,
una frequenza del suicidio dieci volte la media nazionale,
i più alti livelli di povertà e alcolismo in Nord America.
Alla fine degli anni sessanta Dennis Banks, Russell Means e Clyde Bellecourt
fondarono a Minneapolis, Minnesota, l'American Indian Movement.
L'articolo 6 della Costituzione degli Stati Uniti afferma
che i trattati sono la Legge Suprema della Terra.
I governi di quel Paese, tuttavia, non ne hanno mai rispettato alcuno.
In accordo a quei trattati la Nazione Lakota di Pine Ridge è Nazione Sovrana,
e tali sono tutte le altre Nazioni Indiane.
La Costituzione degli Stati Uniti garantisce agli attivisti Indiani detenuti
lo stato di prigionieri politici.
La giustizia di quello stesso Paese continua a ignorare la propria costituzione.
While living I want to live well.
I know I have to die sometime,
but even if the heavens were to fall on me
I want to do what is right.
There is only one God looking down on us all.
We are all children of the one God.
God is listening to me.
The sun,
the darkness,
the winds,
all are listening
to what we now say..."
Geronimo
"in tutta l'America, dal nord al sud, la cultura dominante
riconosce gli indiani quali oggetto di studio, ma li rinnega come soggetti di storia.
Gli indiani hanno folcklore, non cultura; praticano superstizioni, non religioni;
parlano dialetti, non lingue; creano artigianato, non arte".
La cultura occidentale ha creato, dell'indiano d'America,
un'immagine a due facce, come quelle di una stessa medaglia:
l'ostile selvaggio e il nobile selvaggio.
L'ostile pellerossa, archetipo di un'antologia hollywoodiana degli anni sessanta,
che infligge dolore e distruzione al pacifico colono bianco e cristiano
che aspira solo a lavorare la terra (dell'indiano) e costruire
un futuro migliore per la sua progenie dagli occhi blu.
E il nobile selvaggio, innocente primitivo in idillica, rispettosa armonia con la natura,
rappresentato in più recenti - ancorché rare - produzioni cinematografiche.



PROFEZIE
La tribù degli indiani Hopi sono una delle tribù più misteriose dell'America;
secondo una loro profezia la Terza Guerra Mondiale è prossima.
Pare che in passato abbiano anticipato con incredibile precisione
sia la Prima Guerra Mondiale che la Seconda.
Il conflitto verrà iniziato da quei popoli che per primi ottennero l'illuminazione divina
agli inizi della Storia umana nei loro antichi paesi
come india, Cina, Egitto, Palestina, Africa.
Gli Stati Uniti saranno distrutti dalle bombe atomiche
e solo il territorio degli Hopi verrà salvato.
I superstiti daranno inizio a un nuovo mondo
che sarà unito sotto un unico potere e un unica bandiera.

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