Privacy Policy Memoria Lussu
 

 
 


Nel lager
Quelli che s’aggirano qui sono corpi soltanto,
non hanno più anima,
soltanto nomi nel registro dello scrivano,
carcerati: uomini, ragazzi, donne,
e i loro occhi fissano vuoti
con lo sguardo sbriciolato, distrutto
per ore in una fossa buia,
soffocati, calpestati, picchiati alla cieca.
Il loro gemito tormentoso, il loro pazzo terrore,
una bestia, sulle mani e sui piedi, carponi...
Hanno ancora le orecchie
e neppure odon più il loro grido.
La prigione distrugge, schiaccia:
nessun coraggio, nessun coraggio più per ribellarsi!
Stride leggera la sveglia spaccata.
Si affaticano come dementi, grigi, devastati,
separati dall’umanità variopinta,
irrigiditi, timbrati e marcati,
come bestiame da macello che aspetta il beccaio
e non conosce che il fetido truogolo e il recinto.
Solo paura, solo orrore nei volti
quando, di notte, uno sparo afferra la vittima...
e nessuno ha veduto l’uomo
che silenzioso in mezzo a loro
trascina la croce nuda verso il supplizio.

Gertrud Kolmar

Gertrud Kolmar, pseudonimo di Gertrud Käthe Sara Chodziesner,
a causa delle sue origini ebraiche venne costretta
dapprima ai lavori forzati in due fabbriche a Berlino
poi deportata ad Auschwitz (marzo 1943, da dove non fece ritorno).




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