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POMPEI




 
 


CULTO DEI MORTI

Giā in epoca sannitica (425 – 80 a.C.) i pompeiani commemoravano
i loro morti con il rito della sepoltura.
Le tombe di questo periodo sono ad inumazione,
quasi tutte a fossa, una sola č a camera.



In epoca romana e fino al I sec. d.C. divenne usuale cremare i defunti
e raccogliere le ceneri entro vasi
che venivano murati all'interno delle tombe
interrati nel recinto funerario.
É nell’etā romana (80 a.C.) che le necropoli pompeiane
diventano monumentali per la grandiositā dei mausolei
che si sviluppano lungo le strade poste al di fuori
delle varie porte della cittā.



Le ceneri, disposte in urne di terracotta, di marmo e talora di vetro,
erano collocate all'interno di queste tombe monumentali.



Il luogo della sepoltura nella terra era contrassegnato da un segnacolo.
Nell'urna si depositava una moneta necessaria al defunto
per essere traghettato da Caronte nell'aldilā.
Un condotto collegava il terreno con il vaso, cosė che a questo potessero giungere
le libagioni offerte in occasione delle cerimonie funebri.
Per i Romani la morte comportava contaminazione
e obbligava i vivi a riti di purificazione ed espiazione.
Si usava, avvenuto un decesso,
accompagnare in processione il defunto all’ultima dimora
vestendo abiti neri o scuri (toga pulla).
Il corteo funebre erta preceduto dalle praeficae,
che stavano dietro  i portatori di fiaccola, con i capelli sciolti in segno di lutto
e cantavano lamenti funebri e innalzavano lodi al morto,
accompagnate da strumenti musicali,
a volte graffiandosi la faccia e strappandosi ciocche di capelli.
Presso il luogo della sepoltura veniva consumato un pasto
che simbolicamente si offriva agli dei e al defunto,
ma che doveva anche avere una funzione catartica
per i familiari ed i conoscenti contaminati dall’accompagnamento funebre.
Il lutto durava nove giorni.
Al termine si portavano offerte al defunto
e seguiva un altro banchetto funebre.
Non si poteva lasciare un cadavere privo di sepoltura,
perchč questo avrebbe causato negative ripercussioni
sul destino dell'anima del defunto.
Il periodo per la commemorazione dei defunti era quello dei Parentālia,
che durava dal 13 al 21 febbraio, durante il quale
ogni famiglia onorava genitori e altri congiunti.
Per un'intera settimana si chiudevano i templi
e si interrompevano attivitā politiche e commerciali,
per consentire alle famiglie di onorare la memoria dei propri cari.
L'ultimo giorno era quello dei Ferālia, destinato a cerimonie pubbliche.
durante il quale si credeva che le anime dei defunti
potessero girare liberamente tra i vivi.
Il 22 febbraio, nel giorno della cara cognatio (la riconciliazione familiare),
le famiglie si recavano presso i cimiteri con sporte piene di prelibatezze,
per banchettare e fare offerte di cibo e fiori



La legge romana prescriveva che i cimiteri sorgessero
all'esterno delle mura, dove le tombe si sviluppavano
ai lati delle strade che uscivano dalle porte urbiche.
Il ricordo dei defunti passava attraverso una monumentalizzazione
degli edifici funebri, in cui si esprimevano
la concorrenza reciproca e le differenze di rango.
L'aspetto esteriore delle necropoli era in larga misura determinato
dalle tombe delle persone ricche e mediamente benestanti.
Queste acquistavano un pezzo di terreno sul quale costruire
il monumento funerario, oppure compravano una tomba
appartenente ad una serie giā eretta da un costruttore.
Esistono numerose iscrizioni che contengono indicazioni specifiche
di precauzioni prese per impedire l'alienazione delle tombe.
Due delle preoccupazioni maggiori dei proprietari di tombe
erano l'appropriazione indebita e l'oltraggio.







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