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QUINTA TESTIMONIANZA

Io sono Publia e sono una delle poche persone
che si sono salvate dall’ eruzione della “ montagna”.
Ci sono cadaveri ovunque.
Il cielo è scuro perché è ricoperto da una nube.
Io e le altre persone sopravvissute ci stiamo preparando per partire con le navi.
Molte persone sono imprigionate nelle case e cercano di uscire.
A guardare tutto questo provo molto dolore.
Penso che la vita di molti si è spenta
e quella delle pochissime persone sopravvissute è distrutta.
Quando è successa questa “cosa” ero a tavola
e ad un tratto ho sentito gridare:
«Aiuto, aiuto, l’ira degli dei si è scatenata su Pompei».
Cosi sono andata fuori è ho visto scendere dal monte Somma
un fiume di fuoco e di pietre.
Io sono anche molto molto addolorata perché ho perso mio figlio.
Prima che accadesse questa brutta cosa la vita a Pompei scorreva tranquilla:
ci si alzava la mattina e si faceva una ricca colazione
con pane, miele, latte e frutta
e poi si andava al Foro.
A pranzo si mangiava solitamente l’arrosto della sera precedente.
Dopo si andava alle terme e nel tardo pomeriggio si cenava
e si invitavano gli amici.
Ci si vestiva molto bene e si banchettava fino a tarda notte.
Per cena si mangiava l’arrosto e si beveva del vino diluito con l’acqua.
A noi pompeiani piaceva molto il garum la salsa di pesce
fatta con pesce ridotto in poltiglia,
sale, pepe ed erbe aromatiche, messo a fermentare al sole.
Le case dei ricchi erano molto belle,
ricche di mosaici, fontane, statue, giardini….
La mia casa era, per me, meravigliosa e si affacciava sul mare.
Ora è ridotta un cumulo di macerie e il mare dista chilometri dalla costa.
Questa mattina mi ero alzata all’ora sesta.
Mi ero vestita, pettinata e truccata perché dovevo uscire.
Ma, ad un tratto, la mia vita si è fermata.
Oggi, XXIV Augustus LXXIX d. C., intorno all’ora dodicesima,
Pompei è stata distrutta.
Adesso sono in barca e sto allontanandomi da quella che era la mia città
prima che la “montagna” si risvegli.
La mia vita ricomincerà altrove anche se sarà molto difficile dimenticare.
Maria Saputo






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