Privacy Policy Shoah terza




 
 


TERZA TESTIMONIANZA

Quante settimane saranno passate? Due o tre?
Chi lo sa, da quando mi hanno deportata nel lager,
ho perso anche il conto, perché i pensieri non vanno a contare
quanti giorni devi stare ancora qui dentro,
ma devi pensare quale fine farai, quale sarà il tuo destino.
Io sono Emi, ho 30 anni e sono un’ebrea,
una razza inferiore secondo i tedeschi.
Tutto iniziò quando salì al potere Adolf Hitler,
un pazzo austriaco che odiava tutti gli ebrei,
perché pare che un medico ebreo avesse fatto morire sua madre.
Per questo voleva formare una razza di soli tedeschi
dagli occhi celesti e dai capelli biondi sterminando la razza ebrea.
Iniziò con una scritta sui muri dei negozi degli ebrei
che significava che quel negozio era di un ebreo
e per questo i tedeschi non ci dovevano entrare
e ci costrinse a portare cucita la stella di David.
Poi iniziò a privarci di alcune cose, come ad esempio
non potevamo entrare nei bar e nei locali pubblici
frequentati dai tedeschi,
non potevamo camminare sui marciapiedi ecc.
Secondo voi perché noi ebrei non potevamo farlo?
Per non parlare dei soldati tedeschi
che tutte le sere dopo essersi ubriacati
venivano nelle nostre case a picchiarci e ci costringevano
ad ubbidire ai loro ordini.
Divisero alcune città in 2 parti: una parte per soli ebrei
ed una per soli tedeschi.
La parte di città per soli ebrei era chiamata ghetto
ed era il posto in cui ci mandavano prima di trasportarci
nei lager per mezzo dei treni.
Appena arrivavamo nei lager ci facevano spogliare nudi
e la nostra pelle veniva marchiata con dei numeri;
da allora non portavamo più un nome;
infatti tutte le mattine venivamo chiamati con i numeri
che ci avevano marchiato sul braccio
e qualora qualcuno non rispondeva veniva ucciso.
I nostri vestiti venivano messi da parte
e al posto di essi dovevamo indossare delle tute striate
di colore blu e bianco.
Il cibo che ci davano, e che serviva per tutto il giorno,
era un piatto di brodaglia e per questo molti bambini si ammalavano.
Purtroppo è questo il nostro destino!
Uccisi nelle camere a gas, fucilati, uccisi per divertimento e poi cremati.
Il nostro destino è attaccato a quella maledetta selezione
che viene fatta ogni mattina.
Ma sapete a quale eccesso arrivano?
Mi ha detto uno di loro che usano la pelle tatuata
per foderare i libri e i paralumi
e con il grasso di coloro che entrano nei forni crematori
fanno il sapone!
La mia unica speranza è quella di morire qui dentro
come ha fatto il resto della mia famiglia
perché uscire da qui viva non credo che sia una buona cosa,
perché sono molto forti le immagini e le impressioni
di ciò che ho visto qui dentro e
sono certa che, se uscissi viva, non li potrei mai dimenticare.

Anna Lentini

IIID (2005-06)







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