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QUARTA TESTIMONIANZA

Dal Diario di Alina Levi, morta ad Auschiviz

Mi chiamo Alina Levi, abito a Varsavia insieme alla mia famiglia,
ho 15 anni e frequento la scuola per ebrei;
sì perché adesso ci sono le scuole ”solo per ebrei”.
Fino a qualche tempo fa gli ebrei e i non ebrei
frequentavano le stesse scuole
ma adesso che Hitler è salito al potere, tutto è cambiato.
Ho perso tutte le mie amiche e non possiamo più vederci
perché i loro genitori non lo permettono.
Con la mia famiglia abitiamo in un appartamento
in una via delle vie periferiche di Varsavia.
La mia famiglia è composta da 5 persone:
mio padre, mia madre, la mia sorella maggiore e il mio fratellino.
Mio padre prima lavorava in una fabbrica di scarpe,
ma ultimamente, come si poteva prevedere, è stato licenziato.
Adesso lavora in un cantiere.
Mia madre è casalinga e mia sorella ha dovuto abbandonare gli studi
per lavorare e portare qualcosa a casa,
mentre io e mio fratello frequentiamo la scuola.
Sono passati solo alcuni mesi da questi cambiamenti
e ogni giorno arrivano nuovi decreti:
gli ebrei non possono sedersi sulle panchine,
gli ebrei non possono entrare nei negozi tedeschi, gli ebrei non..
E così a non finire.
Oggi ho sentito dire che a Berlino, Amsterdam e molte altre città
gli ebrei sono stati chiusi in “ghetti” separati dai tedeschi.
Oggi la mamma ha cucito sui nostri abiti la stella
il simbolo che distingue la nostra religione.
Il tempo passa e la situazione al posto di migliorare peggiora
e la sera le SS girano per la città e picchiano gli ebrei.
L’altra sera mio padre è stato tenuto al lavoro oltre l’orario.
Si è, quindi, trovato a percorrere la strada dopo il coprifuoco.
Le SS, per fortuna, non l’hanno visto perché sarebbero stati guai.
Quando è arrivato è stato per noi un sollievo
perché eravamo molto in pensiero.
Molti tedeschi sono contro gli ebrei e vogliono sterminarci;
ci sono, però, anche tedeschi che ci aiutano rischiando,
per noi, la propria vita.
Qualche mese fa, mentre camminavo verso casa,
ho visto un nuovo quartiere con alti palazzi;
non l’avevo notato prima e non capivo perché costruissero
tutte queste casa quando a Varsavia ognuno ha la sua.
Con il passare dei giorni è stato terminato
e l’hanno chiuso con un alto muro.
Quando l’ho detto a mamma e papà,
hanno fatto una faccia indescrivibile
e quando ho chiesto il perché, non hanno voluto rispondermi.
Per le strade dominava un senso d’inquietudine,
come se stesse per accadere qualcosa di terribile.
Al cantiere di mio padre giravano voci strane
su ciò che vogliono fare agli ebrei.
Dopo qualche giorno da questi fatti,
i tedeschi ci hanno ordinato di trasferirci
nel nuovo quartiere, cioè nel “ghetto”.
A Varsavia gli ebrei erano circa la metà della popolazione
eppure ci hanno rinchiuso in palazzi che possono contenere
solo la metà di noi!
Arrivati nella “nuova” casa ci siamo sistemati alla meglio
ma, dopo circa 2 mesi hanno iniziato a spostare coloro
che avevano un lavoro, in capannoni.
Degli altri non sappiamo più nulla.
Si parla di “campi di lavoro” dove ebrei, zingari, slavi, omosessuali
e altre minoranze religiose vengono deportati
per lavorare per i tedeschi.
Spero che per noi questo momento non arrivi mai.
Spero che gli alleati riescano a frenare questa terribile ondata
di pazzia che sta distruggendo città ed annientando intere popolazioni.

Mariagrazia Passalacqua

IIID (2005-06)







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