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La leggenda del pettirosso
Gesù era sulla Croce.
Le spine della corona che stringeva la fronte
si conficcavano nelle sue bianche carni
facendo uscire grosse gocce di sangue.
Un uccellino, che volava poco distante,
vedendo la sofferenza di Gesù,
sentì tanta pietà per Lui.
Gli si avvicinò
con un leggero pispiglio.
Cosa disse l'uccellino?
Forse rimproverò gli uomini
di essere stati cattivi,
forse rivolse a Gesù
tenere parole di consolazione.
Poi tentò di portargli aiuto
e, col becco, tolse alcune
di quelle spine che lo torturavano.
Le piume dell'uccellino caritatevole
si macchiarono di rosso.
L'uccellino conservò, come prova di amore,
quelle gocce di sangue
sul suo cuoricino.
Gli uomini vedendolo lo chiamarono «pettirosso».
Ancora oggi tutti gli uccellini
che appartengono alla famiglia dei pettirossi
hanno sul petto qualche piumetta sanguigna.



La leggenda del melograno
Gesù saliva faticosamente la via del Calvario.
Dalla Sua fronte trafitta di spine
cadevano gocce di sangue.
Gli Apostoli, timorosi, seguivano Gesù da lontano,
per non farsi vedere;
ed uno di essi, quando il triste corteo era passato,
raccoglieva i sassolini arrossati,
dal sangue benedetto di Gesù
e li metteva in un sacchetto.
A sera gli Apostoli si radunarono
tutti tristi nel Cenacolo;
l'apostolo pietoso trasse di tasca il sacchetto
per mostrare ai compagni le reliquie del sangue di Gesù;
ma nel sacchetto trovò un frutto nuovo,
dalla buccia spessa ed aspra dentro alla quale
erano tanti chicchi, rossi come il sangue di Gesù.
Era nato il melograno.



La leggenda delle uova
Si narra che la Madonna facesse giocare Gesù Bambino
con delle uova colorate
e che il giorno di Pasqua,
tornata sul sepolcro del Figlio,
vi trovasse alcune uova
rosse sul ciglio.



La leggenda delle lacrime della Madonna
di Pina Bellario
Dopo la morte di Gesù, la Madonna si chiuse nella sua casetta
a piangere e a pregare.
Usciva quando il sole cadeva dietro le montagne viola.
Allora saliva all'orto di Giuseppe,
dove avevano sepolto il suo figliolo,
e vi restava fino all'alba.
Intorno al sepolcro crescevano rovi e spini
come quelli che avevano coronato
la fronte di Gesù crocifisso.
La Madonna piangeva a ricordare
la morte crudele del suo Gesù.
Piangeva tanto che i rovi si commossero;
raccolsero tutte le lacrime della Madonna
e le infilarono,come perle, sui loro spini.
Il Sabato Santo, quando Gesù risuscitò
da morte e la natura fremette di gioia,
i rovi biancheggiarono sotto una nevicata di petali candidi.
Le lacrime della Madonna si erano mutate
in quei bei fiori
che hanno nome biancospini.
E a ogni Pasqua tornano a fiorire.



La leggenda dell’usignolo
Quando il Signore creò il Cielo e la Terra,
i pesci nell'acqua, gli animali sulla terra,
e creò anche noi uomini,
tutto era bello su questa terra proprio come in cielo,
perché tutte le creature
si volevano bene tra loro.
Ma un giorno il male scese nel mondo
e da allora non solo agli uomini,
ma anche agli animali vennero idee sciocche.
Fino a quel momento gli uccelli avevano cantato,
fischiato, cinguettato, pigolato,
trillato o gracchiato,
secondo la forma del loro becco;
ognuno per sé e tutti quanti insieme
erano stati perfettamente felici.
Ma ora tutto ad un tratto
gli uccelli cominciarono
a voler stabilire chi di loro
cantava meglio degli altri,
e bandirono una gara di canto. ...
La gara ebbe luogo in Oriente
e durò sette giorni.
Vincitore sarebbe stato l'uccello
che avesse riportato il maggior numero di voti,
ma, siccome ogni uccello
si riteneva il miglior cantore,
ognuno scrisse il proprio nome sulla scheda.
Solo l'usignolo non volle essere cosi ineducato
e darsi il premio da sé
ma, non sapendosi decidere
per nessun altro concorrente,
consegnò scheda bianca.
Quando il picchio e il cacatoa
fecero lo spoglio dei voti,
ogni uccello: il merlo, il tordo, il fringuello,
il passero, la civetta, il corvo, il pappagallo, eccetera,
aveva riportato un voto;
solo l'usignolo non ne aveva avuto neppure uno.
Allora ci fu un gran cinguettare
e trillare e gracchiare tra gli uccelli:
Come, l'usignolo non ha avuto neppure un voto?
Tu sei il peggiore degli uccelli canori,
e noi ti proibiremo per sempre di cantare!
-gridarono tutti ad una voce.
L'usignolo tornò tutto triste nel suo cespuglio.
Ma quando fu notte e tutti gli altri uccelli
dormivano nei loro nidi,
l'usignolo non poté più tacere
e nel silenzio profondo,
sotto il luccichio delle stelle,
cominciò a cantare.
E cosi è da molte migliaia d'anni.
Quando il sole è tramontato
e la luna e le stelle risplendono nel cielo,
e sulla terra si è fatto un gran silenzio,
l'usignolo fa udire la sua voce,
incantando chi la sente.
Il gufo e la civetta e gli altri uccelli notturni
si sono accorti ormai da molto tempo
di essere stati ingiusti con l'usignolo;
ma cancellare una sentenza sbagliata
non lo fa volentieri nessuno.
Cosi all'usignolo, finché il mondo durerà,
non rimane altro che tacere di giorno
e cantare di notte.







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