Privacy Policy Primavera leggende




 
 



La leggenda di Proserpina

La leggenda racconta che, in un giorno di primavera,
Plutone, dio degli Inferi, vide la bella Proserpina,
figlia della dea dell'abbondanza, Cerere,
passeggiare in un prato della Sicilia
raccogliendo i fiori variopinti.
Subito se ne invaghì e decise di rapirla.
La portò, quindi, con sè nel mondo dell'oscurità,
facendone la sua sposa.
Cerere cercò la figlia per tre giorni e per tre notti
ma di lei non c'era nessuna traccia.
Quando seppe quanto era successo e per giunta
col consenso di Giove,
perse la testa per la rabbia ed il dolore
e decise di non occuparsi più della terra e dei suoi frutti.
Furono tempi di siccità, carestie e pestilenze.
Gli uomini non sapevano più che fare:
i loro figli morivano di fame, i fiori non sbocciavano
e i frutti non maturavano,
gli animali, non trovando più l'erbetta tenera dimagrivano e morivano.
Gli uomini, disperati, si rivolsero a Giove
chiedendogli di far tornare Proserpina.
Ma l'infido Plutone aveva fatto mangiare alla moglie
il melograno, simbolo d'amore,
e Proserpina non poteva più tornare dalla madre.
Giove, commosso dal dolore di Cerere,
che gli veniva sorella, risolse il problema decidendo
che Proserpina sarebbe rimasta per otto mesi,
da gennaio ad agosto, sulla terra assieme alla madre;
e per quattro mesi da settembre a dicembre,
sotto terra col marito Plutone.
É per questo che in Sicilia ci sono solo due stagioni:
la primavera, quando Proserpina risale sulla terra per trovare la madre
e l'inverno quando essa ritorna dal marito.
Quando Proserpina è sulla terra, Cerere, per la felicità,
cosparge la terra di fiori e di frutti portando nell'isola l'abbondanza.



L'inverno era stato molto lungo, freddo e nevoso, quell'anno,
e gli animali del bosco soffrivano aspettando la primavera
che tardava ad arrivare.
Infreddoliti ed affamati stavano rinchiusi nelle loro tane
sbocconcellando il loro magro pasto e sognando i prati in fiore
con l'erbetta fresca e le farfalle che svolazzavano intorno.
Ogni mattina affacciavano il capino dalla tana,
facevano qualche passo sulla neve e, infreddoliti e delusi
rientravano sospirando.
I più irrequieti erano i piccoli che non vedevano l'ora
di correre e rotolarsi sui prati, di svolazzare di ramo a ramo,
di annusare fiori profumati.
Ma l'Inverno, Signore del gelo e del freddo,
non aveva nessuna intenzione di lasciare la Terra.
A nulla valevano le preghiere degli animali, degli uccelli
e persino degli uomini che avevano consumato nei camini
le ultime riserve di legna.
L'Inverno sembrava irremovibile.
Seduto sul suo trono di ghiaccio,
si compiaceva di tutto quel freddo,
delle giornate umide e buie, del sole livido
che appariva e scompariva.
   A lungo andare, però, si era stancato di tutti quei lamenti
e, decise di andar via ma non senza essersi prima vendicato.
Aspettò, quindi, che la Primavera arrivasse e,
con il suo soffio gelido la trasformò in una statua di ghiaccio.
Gli animali aspettarono ancora qualche giorno ma,
non vedendo arrivare la Primavera, decisero di cercarla.
Immaginate il loro dolore nel vederla
trasformata in una statua di ghiaccio!
Non sapevano cosa fare!
Decisero quindi di riunirsi in assemblea e cercare un modo
per risvegliarla.
Il tempo stringeva ed ormai non avevano più nulla da mangiare.
Si riunirono quindi sotto un grande albero
e chiesero al vecchio e saggio gufo
che cosa pensasse si potesse fare.
Il gufo pensò, poi ripensò, rifletté, poi riflette di nuovo
e finalmente sentenzio:
"L'unico che ci può aiutare è il Sole,
solo i suoi raggi possono sciogliere il cuore della Primavera".
Il Sole rifletté e disse:
"Ci vuole qualcosa di magico!
Se riuscirete a trovare, fra la neve, un piccolo fiore di Primavera,
il gioco è fatto!
Portatelo vicino alla statua e il ghiaccio si scioglierà".
Subito tutti gli animali si misero a cercare.
Gli uccelli sorvolarono la vallata cercando dall'alto
quel piccolo fiore di cui aveva parlato il Sole,
i coniglietti annusarono tutti i cespugli imbiancati dalla neve......
Ad un certo punto, un cerbiatto, spostando un sasso,
vide spuntare un piccolo fiore viola.
"L'ho trovato, l'ho trovato -gridò".
Tutti gli animali del bosco corsero felici.
Il fiore fu raccolto con delicatezza e portato accanto
alla statua della Primavera.
Come d'incanto essa si risvegliò dal suo sonno profondo,
si stiracchiò le braccia intorpidite e prese il piccolo fiore.
Lo guardò a lungo, sorrise e poi disse:
"Da ora in poi tu sarai il mio simbolo.
Il tuo nome sarà Primula perché sarai il fiore
che annuncerà il mio ritorno".